Contro gli effetti del tempo in particolar modo per la pelle del viso a causa dei fenomeni di invecchiamento, dell’esposizione ai raggi solari e dei fisiologici cambiamenti dello scheletro osseo sottostante e della diminuzione dello strato di grasso sottocutaneo, oggi esiste la tecnica di laser skin resurfacing che nasce appunto per combattere le rughe e consente un ringiovanimento cutaneo capace di ridonare un aspetto più fresco e giovanile come se fosse stato effettuato un vero e proprio lifting.

In cosa consiste il trattamento di Laser Skin Resurfacing

È bene precisare che si tratta di metodiche che possono indurre dolore e che necessitano quindi dell’applicazione di una crema anestetica prima del trattamento. Questa forma di trattamento può essere condotta con laser di diversa lunghezza d’onda, sempre in modalità frazionata, ottenendo gradi diversi di intensità di cura; partendo dai meno ablativi a quelli che lo sono più intensamente. Maggiore sarà l’intensità del trattamento somministrato, maggiore sarà il grado di correzione, ma allo stesso tempo implicherà un maggior tempo di recupero ed un maggior rischio di persistente arrossamento delle aree trattate e quindi di “inabilità sociale”.

Indipendentemente dal tipo di laser impiegato il meccanismo d’azione è il medesimo; il fascio di luce agisce determinando colonne di vaporizzazione nello strato epidermico, colpendo solo una parte delle cellule interessate senza però danneggiare il tessuto circostante. Da bordi di queste microscopiche colonne di necrosi inizierà la rigenerazione tissutale che porterà i fibroblasti a produrre nuovi filamenti di collagene e fibroblasti che renderanno la pelle più elastica e compatta. Dato che la vaporizzazione è limitata a “colonne di tessuto” di dimensioni microscopiche, non si ha alcun danno termico ai tessuti adiacenti e non sorgono più gli effetti collaterali che potrebbero manifestarsi con altri laser ad impulso di luce più lungo. Il raggio laser viene “guidato” da un computer che consente di eseguire un numero variabile di “forellini” per cm quadrato. Nel corso del trattamento le fibre collagene si retraggono, inducendo una maggior tensione della cute; i successivi processi di guarigione inducono la produzione di nuovo collagene nella parte più profonda della pelle. Volendo fare una “scala” per intensità di cura associata ad un livello di “inabilità sociale”, senza però allo stesso tempo attribuire un valore di qualità possiamo distinguere 3 tipi di laser. Al primo posto per minor impatto è il laser frazionato a lunghezza d’onda 1064 che è dotato di un buon livello di penetrazione potendo esplicare il suo effetto fino al derma papillare. Con questa metodica, previa applicazione di una crema anestetica, si eseguono 5 passaggi in senso verticale e 5 passaggi in senso orizzontale. Al termine della seduta si osserverà una modesta succulenza della zona trattata, ma non arrossamento. Quindi se da un lato ha uno scarso impatto sulla vita sociale, questa metodica, necessita di più trattamenti, mediamente 10 sedute, ripetute a distanza di 2 settimane uno dall’altro.

Al secondo posto si pone il laser ad erbium-glass che agisce ad una lunghezza d’onda di 1540 nm e che viene commercializzato sotto il nome di FRAXEL. Con questa metodica, sempre dopo aver applicato la crema anestetica, si eseguono 4 passaggi orizzontali e quattro passaggi verticali della zona trattata; l’apparecchio è dotato di un puntale computer assistito che impedisce che un’area venga colpita 2 volte. Dopo la seduta sarà presente un edema ed un arrossamento della pelle che si protrarranno per 2 – 3 giorni. La “capacità di lavoro” di questo strumento è più intensa, il grado di stimolazione ottenuta sarà maggiore e necessiterà di un numero inferiore di sedute, 3 – 4, a distanza di 6 settimane.

Al terzo posto porrei il laser a CO2 frazionato che viene commercializzato sotto diversi nomi commerciali. Indipendentemente dalla marca, il principio è il medesimo e, anche se impiegato con ridotte fluenze, l’intensità di cura è elevata come elevato è l’impatto sociale e l’edema e l’arrossamento persistono per circa 1- 2 settimane con il rischio di pigmentazioni post infiammatorie se si impiegano fluenze maggiori.