Nell’essere umano, diversamente degli animali soggetti a muta, i peli si formano, crescono e successivamente cadono attraverso 3 fasi. La prima è la fase di anagen, durante la quale le cellule staminali del bulbo pilifero, dopo aver espulso il vecchio bulbo, entrano in attiva proliferazione dando origine ad un nuovo pelo. La successiva è la fase di catagen, nel corso della quale il pelo continua a crescere fino a raggiungere la lunghezza massima. L’ultima è quella di telogen, nella quale il bulbo pilifero va incontro a regressione e verrà espulso dal nuovo bulbo in formazione. Or bene i nostri peli non sono tutti sincronizzati nella medesima fase, ma il loro ingresso nella fase di anagen è dispersa nel tempo, questo permette di mantenere che le aree dotate di peli non diventino mai glabre, pensate alla vostra capigliatura. L’unica fase in cui il bulbo pilifero è sensibile all’impulso luminoso del laser è la fase di anagen e ciò spiega la necessità di effettuare più sedute distanziate nel tempo, questo è per permettere di colpire i nuovi peli che entreranno in questa fase. Come agisce il laser ad alessandrite? La lunghezza d’onda di questo laser viene assorbita dalla melanina, il pigmento che colora i nostri peli e alla nostra pelle, e dalla sua interazione con essa si svilupperà il calore necessario alla denaturazione definitiva delle cellule staminali del bulbo. Senza addentrarci nei principi della foto-termolisi selettiva, che sta alla base di tutti i trattamenti laser non ablativi, la domanda che sorge spontanea è come si fa ad evitare che la melanina presente sulla pelle non interagisca con la luce del laser ed arrivi a colpire quella del bulbo? Questo si otterrà raffreddando, con il getto d’aria fredda, l’epidermide in modo che essa non raggiunga la temperatura di denaturazione dei suoi costituenti. Un’altra domanda che ci si può porre è la seguente: il bulbo viene colpito dalla luce del laser, la melanina interagisce con essa, produce calore sufficiente a denaturare le cellule staminali danneggiandole irreparabilmente, e il calore che si libera come fa a non danneggiare e denaturare tutti gli altri costituenti del derma? Questo si ottiene perché la liberazione di calore avviene in un tempo così breve da non potersi propagare agli altri tessuti. Un’altra domanda spontanea è la seguente: come mai, a distanza di tempo da un trattamento di epilazione efficace, si potrà osservare la crescita di nuovi peli e rendere necessaria un’altra seduta? Questo avviene perché il nostro bulbo pilifero è in contiguità con le ghiandole sebacee, in effetti si parla di unità pilo-sebacea, ed in esse sono contenute delle cellule staminali capaci di differenziarsi, sotto lo stimolo di androgeni, dando origine a nuovi bulbi piliferi; questo spiega la difficoltà a effettuare una efficace epilazione in giovani donne affette dalla sindrome dell’ovaio policistico o da spiccata obesità. Un’altra domanda che ci si può porre è la seguente: perché dopo un trattamento epilante con laser ad alessandrite che sembrava essersi reso efficace sono comparsi dei finissimi peli, non facilmente visibili, ma sempre di peli si tratta? Questo fenomeno è chiamato miniaturizzazione del pelo che si manifesta quando l’energia luminosa fornita non è stata sufficiente ad una completa distruzione delle cellule staminali; sono peli sottilissimi scarsamente colorati e molto corti e poco vitali. Questo dà atto alla necessità di fornire alte energie, magari dando luogo alla formazione di sottili ed innocue crosticine che cadranno nell’arco di 1 settimana, che però siano in grado di causare questo fenomeno.